Cronaca Cultura

Totò Cascio presenta il suo libro a Ramacca: la gloria, la prova, la rinascita.

L’ATTORE DI NUOVO CINEMA PARADISO SI RACCONTA IN UN’AUTOBIOGRAFIA INTENSA E SINCERA, DOVE METTE PER ISCRITTO LA SUA ESPERIENZA DI VITA SENZA RISERVE

Ora che ho perso la vista ci vedo di più” (Nuovo cinema paradiso).

Avete presente il ragazzino che nel capolavoro di Tornatore s’intrufolava nel cinema per assistere alle proiezioni? Quel bambino che con occhi pieni di meraviglia guarda lo schermo come se avesse appena immerso la testa in un mondo fantastico? Ebbene, quel bambino oggi è cresciuto, e dopo un periodo buio ha riscoperto la bellezza di guardare il mondo con una nuova vista, con uno sguardo più pieno e consapevole. Proprio come Alfredo, l’operatore cinematografico, nel film, dopo essere sfuggito alle fiamme che però gli accecano gli occhi: ora che ho perso la vista, ci vedo di più. Questa frase, Totò Cascio, attore di grande portata (Nuovo cinema paradiso, C’era un castello con 40 cani, Stanno tutti bene), la sente veramente sua, quasi come se quel film raccontasse veramente la sua vita.

La gloria è facile da accettare, ma l’uomo si misura veramente nella prova” (Totò Cascio).

Ieri sera, alle 18.30, a Ramacca, nello slargo Falcone e Borsellino, l’attore ha presentato il proprio libro dal titolo “La gloria e la prova. Il mio nuovo cinema paradiso 2.0″. Il testo è la toccante autobiografia del suo autore, racconto del successo precoce e travolgente cominciato a otto anni con il ruolo del piccolo Salvatore Di Vita diretto da Tornatore, e poi interrotto (ma non del tutto) a causa del progredire di una malattia agli occhi (retinite pigmentosa con edema maculare) che lo priva quasi del tutto della vista. Comincia allora per Totò un periodo buio e di isolamento volontario. Toccato il fondo, però, Totò avvia la propria rinascita, un lungo ma costante processo di risalita che lo riporterà pienamente al mondo, e di cui appunto il libro è testimonianza sincera e condivisa.

L’attore ha dialogato sul palco e risposto alle osservazioni e alle domande dei suoi interlocutori (Massimo Rizzo, Laura Sapuppo, Anna Longo, Maria Luisa Di Dio, Santino Finocchiaro, Vincenzo Santagati), dedicandosi poi al firmacopie. L’evento, organizzato dall’associazione Pro Loco con il patrocinio del Comune, è stato moderato dal giornalista Giovanni Finocchiaro (redattore de La Sicilia), e arricchito con le letture di brani del libro da parte di Leonardo Nicolosi.

Alla mia vita nulla chiedo di più di quanto mi ha già donato” (Totò Cascio)

«Dobbiamo seminare il bene, e seminare ripartenze – dice Totò Cascio – Io ho trasformato il mio odio e la mia rabbia per la malattia in amore». La malattia ha privato l’attore quasi del tutto della vista, lasciandogli però, finora, come lui stesso afferma, «uno scampolo di luce». Ma quella luce è ancora illuminante; quella luce non è un residuo della precedente bensì un nuovo modo di vedere le cose, un nuovo spazio. Una nuova vita.

Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu” (Nuovo cinema paradiso)

Rispondendo a una domanda sui suoi progetti imminenti, Totò ha dichiarato così: «Il cinema. Ancora il cinema. Il mio libro diventerà un docu-film».
A chiusura dell’evento, il presidente della Pro Loco, Franco Zampogna, ha consegnato all’attore la targa del “Premio Don Sturzo”, rivolto alle eccellenze siciliane, i cui riconoscimenti erano stati assegnati ad altri noti personaggi due settimane prima, sempre a Ramacca.

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